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L'errore come necessità



Il silenzio.

E' molto difficile da ascoltare.

E' molto difficile ascoltare, nel silenzio, gli altri.

Altri pensieri, altri rumori, altre sonorità, altre idee.

Con l'ascolto si tenta spesso di ritrovare se stessi negli altri.

Si vogliono trovare i propri meccanismi, il proprio sistema, il proprio razionalismo - nell'altro.

C'è in questo una violenza assolutamente conservatrice.

Invece di ascoltare il silenzio, di ascoltare gli altri, si spera di ascoltare ancora una volta se stessi.

Questa ripetizione è accademica, conservatrice, reazionaria.

E' muro eretto contro i pensieri, contro ciò che ancora oggi non è possibile spiegare. E' il segno di una mentalità sistematica, basata su pregiudizi - interiori o esteriori, sociali o estetici.

Piacciono la comodità, la ripetizione, i miti; piace ascoltare sempre la stessa cosa, con piccole variazioni che permettono di dimostrare la propria intelligenza.

Ascoltare la musica.

E' molto difficile.

Credo che oggi sia un fenomeno raro.

Si ascolta qualcosa di letterario, si ascolta ciò che è stato scritto, si ascolta se stessi.


Luigi Nono, L'errore come necessità, 1983.



Pubblicato il 6/7/2009 alle 19.33 nella rubrica diario.

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